Anche se agli occhi di un profano il Karemaski sembra prendere vita all’apertura dei “cancelli”, all’interno l’attività freme già dal pomeriggio. C’è da preparare il materiale per il bar, predisporre i moduli per le tessere, accogliere i gruppi, effettuare il soundcheck, regolare le luci, sistemare tavoli, locandine, flyer. Stare ore a correre avanti e indietro per il locale, mantenere il sorriso al bancone del bar fino alla chiusura e rispondere senza tirare in ballo entità divine alla quattrocentesima volta che uno sprovveduto chiede “Ma ci vuole la tessera?” richiede un carico calorico importante e, soprattutto, almeno un momento in cui ci si possa rilassare tutti insieme per un’oretta, prima che si aprano le porte dell’inferno.
Ai fornelli ci alterniamo in tre, il grosso del lavoro lo fa Iacopo, smazzandosi la maggior parte delle serate, cosa che alla lunga può anche essere faticosa. Il nostro cuoco titolare, però, non si scoraggia mai e accompagna il proprio lavoro con incantevoli odi alla Sacra Famiglia e all’amato Pontefice (odi=plurale di òdio, N.d.R.).
Un paio di volte al mese sono Michela e Lapo a impillottare artisti e volontari, mentre Elena tappa i rimanenti buchi e fornisce zucche giganti (le due cose non sono correlate, però). Si tratta di solito di nutrire circa 25 persone: nonostante agli occhi di un professionista numeri di questo tipo possano sembrare bazzecole, la cosa è comunque impegnativa per noi umili cuochi nella vigna del signore (coi baffi).
In caso di GROSSI carichi di lavoro, è l’esperienza di Mastro Rondoni a diventare essenziale per coordinare la linea di cucina (per richiedere il suo aiuto abbiamo montato sul tetto un apposito faro che proietta nel cielo un Tenerondo gigante, visibile anche in Giappone, dove il grande Chef sverna abitualmente).
Procacciarsi il cibo è un imperativo biologico che si rileva anche nella strana specie degli artisti: dietro un’aria spesso emaciata, con occhi persi nel pentagramma e nei testi da interpretare, i musicisti e gli attori che salgono sul nostro palco hanno bisogno di riempire lo stomaco. Proprio come le persone normali. Anzi, quasi come le persone normali.
In un impeto di blogorrea, vorremmo dunque condividere con voi gli speciali momenti passati in cucina, passando in rassegna le preparazioni che somministriamo ai “raffinatissimi” palati dei musicisti e a quei bidoni aspiratutto qui da noi chiamati volontari.
Si tratta di pietanze piuttosto semplici e veloci che cercano, quando possibile, di porre attenzione alla stagionalità e alla filiera corta degli ingredienti e a portare avanti la difficile convivenza fra portafoglio e cibi “Bio”.
Senza voler fare polemiche con i su citati emaciati, entreranno a far parte di questi scritti anche i momenti di panico che sopraggiungono alla lettura dei rider (tutt’altro che easy), vale a dire, per i non addetti ai lavori, quelle liste infinite che i gruppi mandano ai locali per richiedere tutto ciò che serve loro, menù e cibo in camerino compreso. Le richieste spaziano da “uno di noi è allergico a qualsiasi tipo latticino” (epperò si scofana tre etti di feta) a “affettati di tacchino bio” (ah, guarda, proprio genuini) a “due barattoli di moutarde de Dijon rustica” (ora si viene in camerino e la mangi tutta).
Nonostante questo, se vi stuzzicasse l’idea di indossare le ambitissime pannucce con i baffi e proporre i vostri manicaretti al vostro idolo o di rendere il favore a un gruppo che vi fa venire la colite, non avete che da comunicarlo: saremmo ben lieti di stare dall’altra parte del tavolo, in mezzo alle belve.
Per questo primo post, la zuppa che hanno spazzolato gli attori di “Improvisti” in una difficile domenica post sabato reggae.
Ingredienti:
Cereali/legumi misti in busta, possibilmente quelli che non richiedano ammollo: di solito ci sono lenticchie, orzo, farro e piselli. Visto che la stagione è quella giusta avere a disposizione anche del cavolo nero non guasterebbe. Fate conto che con mezzo chilo il volume raddoppierà. E lo stesso accadrà dentro di voi, ma questa è un’altra storia…
Soffritto all’italiana (cipolla sedano carota)
Salsiccia (calcolatene una ogni tre/quattro persone)
Formaggio grattugiato (sì, con una “g”. Scrivere “grattuggiato” è un crimine contro l’umanità)
Erbette aromatiche dal terrazzo di casa; se non avete il terrazzo, vanno bene anche quelle del davanzale. Se non avete la casa, le erbette aromatiche sono l’ultimo dei vostri problemi.
Preparazione
Tritate sedano cipolla carota con la mezzaluna e volateli in una capiente padella dove avete messo a scaldare dell’olio, cercando di mantenere il calore piuttosto basso, cosa che nelle nostre cucine è particolarmente difficile perché abbiamo un piano cottura collegato direttamente con gli altiforni Lucchini.
Sbucciate le salsicce e fatele a brandelli (è tanto liberatorio), quando il soffritto comincerà a prendere colore, volateci anche quelle.
Attendete che le salsicce si abbronzino, stando attenti a non far cuocere troppo le verdure, ‘ché ronchite non son buone. Male che vada, aggiungete un po’ d’acqua se il tutto tendesse a colorarsi troppo. Togliete dal fuoco, usando le presine o le mani nude di qualcuno particolarmente antipatico.
Nel frattempo, in un pentolone, versate l’ acqua scritta sulla confezione (di solito per mezzo chilo di zuppa, circa 2,5 litri), la zuppa, il soffritto, una/due specce d’aglio schiacciate e portate ad ebollizione.
Lasciate pippiare e a metà cottura, o alla fine, regolate di sale e pepe, insaporendo con un bouquet garni (traventateci un rametto di rosmarino, uno di salvia e del timo, magari legati, così li potrete pescare agevolmente a fine cottura).
In tutto ci vorrà poco meno di un’ora, ma al K. , visti i pentoloni/vasche da bagno che usiamo di solito, anche qualcosa di più.
Come contributo al controllo delle nascite, l’aglio lasciatelo lì e cercate di indovinare dopo cena a chi è toccato. Se siete gli unici a dire “Ma voi non lo sentite questo puzzo d’aglio?”, bene, l’ammazzavampiri siete voi.
Anche del pane a quadretti passato in forno con qualche giro d’olio renderà più appetitoso il tutto.
Servire caldo e bello cacioso…
Alla prossima ricetta
Vostri
Powhatan e Kaisentlaia
