Particolare di gomma termica con, sotto, sottintesa, della neve
Ora, mi arriva una proposta di pubblicazione da rimanere un po’ così, succede. Un manoscritto che è un romanzo storico ambientato nella Francia dell’anno milleespicci, come inizio, poi la saga va avanti fino a quasi il milletrecento nella sua interezza, con tutto che dentro ci sono la peste bubbonica, la guerra dei cent’anni, Giovanna d’Arco, una storia d’amore, un tradimento, sei duelli, un cane, della magia ed è un romanzo di 13 pagine, dice la mail di accompagnamento ed è di un tipo che, dice sempre la mail di accompagnamento, è un autore emergente pronto a spiccare il volo, e dice anche di non provare a fare i furbi che lui è un passo avanti a me e avanti a tutti, me lo manda come proposta, va bene, ma prima l’ha depositato alla siae, non è mica scemo, e che non mi passi per la testa l’idea di rubarglielo, è roba sua, siae testimone, per sicurezza sua autorale mi manda anche il numero di deposito 04567equalcosa, che non si sa mai.
Lasciando perdere l’emersione e il volo e i soldi buttati per un deposito che non ce n’è davvero bisogno, lo dico per lui lo dico per tutti: è una fregatura priva di utilità, lasciando perdere questo, penso che io non voglio fare quello che so tutto io, ma un romanzo storico con dentro la peste bubbonica, la guerra dei cent’anni, Giovanna d’Arco, una storia d’amore, un tradimento, sei duelli, un cane, della magia, 13 pagine, così a pelle, mi sembrano pochine. Ma proprio perché non sono di quelli che so tutto io, cerco conferme. Telefono a questo mio amico scrittore sardo, famoso per la sconfinata esperienza nel campo dell’editoria nonché per la facilità alla suggestione, telefono per avere un’opinione professionale sulla pochezza o meno di un romanzo storico francigeno di 13 pagine con dentro la peste bubbonica, la guerra dei cent’anni, Giovanna d’Arco, una storia d’amore, un tradimento, dei duelli, un cane, della magia. La prima volta non mi risponde, provo una seconda: niente; terza volta, al quarto squillo, mi risponde stizzito che è a una presentazione di un volume sulla pasqua ebraica e si offende perché non rispetto le religioni altrui e butta lì questa cosa dell’antisemitismo, che io lo perseguito e non è una cosa bella e non è una novità, storicamente parlando.
«Volevo solo un parere. Un parere tecnico»
«Un parere tecnico è questo: non mi farò prendere alla sprovvista da voialtri nazisti, mi sono allenato e con un colpo di krav maga alla gola io ti stendo»
«Ma io non sono nazista»
«E io non sono ebreo. Ma ti faccio male lo stesso. Occhio!»
Con il mio amico scrittore sardo capisco che non è aria e rimango con in mano 13 pagine di romanzo storico piene zeppe di pesti bubboniche, guerre dei cent’anni, giovannedarco, storie d’amore, tradimenti, mezze dozzine di duelli, cani, magie. Non so che farmene. Mi rivolgo allora, come usa in casi come questo, a Pippo il gommista.
«Pippo,» dico «ma un romanzo storico di 13 pagine, come lo vedi?»
«È normale,» dice lui «e la colpa è dei tempi correnti»
«Come dei tempi correnti?» chiedo.
«Sì,» dice lui «è colpa dei tempi correnti, è colpa di twitter»
«Ah» dico io.
«È fatto un mondo,» continua «che per leggere non c’è mica più tempo. Le cose vanno troppo di fretta, il tempo è fatto un concetto ristretto; leggere allora, si può ancora leggere, ma dev’essere una cosa mica I fratelli Karamazov – che anche uno come Tolstoj, in un periodo storico in cui ancora di tempo ce ne era, disse che la prima volta che ci aveva provato non era riuscito a leggerlo tutto fino in fondo –, no, dev’essere una cosa da perderci dietro cinque dieci minuti, mica più, che oggi come oggi c’è da fare un sacco di quelle cose che non gli si sta dietro a tutte quante sono. Cinque dieci minuti, massimo»
«È una cosa terribile»
«È così. E la colpa è di twitter. Ma anche di Cechov e delle sue manie di brevità»
«Come Cechov?»
«Hai presente Cechov? Ecco, Cechov aveva paura delle cose lunghe, una volta scrisse in una lettera, mi pare al fratello, che l’importante nello scrivere non è tanto lo scrivere, è il tagliare, sgrassare, snellire, togliere il superfluo, ci vogliono mica trecento pagine. Taglia taglia taglia. Oggi se funziona così: tagliare sgrassare snellire togliere il superfluo, è colpa sì di twitter e di un mondo a corto di tempo, ma anche un po’ sua»
«Non sono d’accordo» dico.
«Allora te ne puoi anche andare che non ho tempo da perdere, devo montare gomme termiche e cambiare il mio stato su facebook in Oggi è una giornata da montare gomme termiche»
Oggi non è aria, penso, lo saluto e vado verso la pensilina del 12 barrato. E mentre che vado verso la pensilina del 12 barrato penso a come sarebbe tagliare, sgrassare, snellire, togliere il superfluo a tutti i romanzi conosciuti, per vedere se è uguale. A parte uno, non è uguale. E l’effetto è quello della neve che si scioglie e che ti lascia un po’ così, peccato. Nell’ordine, mi vengono in mente:
1) Un uomo e una donna si stanno per sposare, poi no: contrattempi e brutte persone. Tre o quattro. Uno si pentirà. Alla fine si sposano.
2) Uno studente uccide un paio di persone e passa un sacco di pagine a dispiacersi.
3) Ci sono dei pescatori che vanno a pescare un pesce grosso. Non lo pescano. Poi muoiono. Uno no.
4) In un monastero muoiono dei frati. Poi smettono. Poi muoiono di nuovo. Poi brucia.
5) Una famiglia è alle prese con la fondazione di una città. Poi c’è un uragano e finisce.
Qualche minuto e arrivo alla fermata del 12 barrato. Cerco la saggezza settuagenaria dell’Adele. Ma l’Adele non c’è. Le faccio uno squillo. Non risponde. Oggi non è aria, penso. Poi mi vibra il telefono, un messaggio. È l’Adele: Nn pss risp. X fav tel + trd.
E niente, allora la lettura bisogna che la consigliavo io e nel solco della brevità sceglievo Gianfranco Mammi, venezuelano di Modena, e i suoi racconti brevissimi che ho trovato su internet. Ce n’è uno, Storia del geometra Balugini, che fa così:
C’era un geometra a cui avevano ritirato la patente perché una sera, prima di uscire, aveva bevuto una mezza bottiglia di whisky o poco più; da allora andava in giro in motorino. Quando però doveva trasportare delle damigiane lo trovava scomodo, e anche un po’ pericoloso.
Fine
Altri racconti di Mammi, un po’ più lunghi ma poco, si possono trovare dentro il libro Uomini senza Mercedes, Fernandel, dove, tipo, c’è un uomo con la vescica piccola.
