Due o tre notti fa mi sono alzato nel cuore di una di quelle tipiche notti buie e tempestose, pioveva da così tanto tempo che il meteo era condotto da un incerto Brandon Lee.
Ero agitato, forse vagamente disperato.
Vado in bagno convinto di espellere i miei malumori insieme all’urina, poi passo in cucina motivato a reintegrare un buon sonno con un bicchiere d’acqua.
Tutti i miei dubbi sull’esistenza mi vengono a trovare non appena mi r-infilo tra le coperte. Inizio a sudare, poi a provare freddo, mi muovo in preda al ballo di San Vito, il santo protettore della dancefloor.
Acquisto un po’ di tranquillità ed una nuova autostima solo dopo aver visto il nuovo taglio di Michelle Obama.
Del sonno, ahimè, alcuna notizia.
Accendo il mio recente acquisto, il kindle, un tablet che mi permette finalmente di leggere i porno senza bruciarmi gli occhi.
Purtroppo i libri che vorrei leggere vanno acquistati e la mia carta è così in rosso che sembra la tessera dei Marxisti-Leninisti, non mi rimane altro da fare che procedere all’acquisto dei libri a zero euro. Disponibili a quel prezzo ci sono:
1) L’album delle figurine della spedizione dei Mille.
2) I Malavoglia, il dramma di una famiglia siciliana di fine XIX secolo che decide d’investire tutti i propri averi in lupini, nonostante il già inflazionatissimo mondo degli snack salati.
3) La biografia di Zlatan Ibrahimovic: “Di svedese non ho nemmeno i mobili”
4) Alice nel paese delle meraviglie: Alice scopre che la regina di cuori ha vinto delle regolari primarie e va con Ingroia.
Le nuove tecnologie non mi vengono in soccorso, aggiusto i cuscini sperando che il problema stia tutto nella postura.
Alla fine, dopo aver dato uno riuken sul muro, arrivo alla soluzione: non dormirò, dopotutto domani non ho nemmeno niente di fondamentale da fare.
Mi arriva un messaggio da mia nonna: mi avverte che lo spread è salito e la paghetta mensile di Febbraio ne risentirà.
La situazione è piuttosto ingestibile, cerco la calma distraendomi, ma niente mi allontana da me stesso, nemmeno l’intervento di una forza superiore (che per comodità chiamerò Piero ) sembra venire in mio soccorso:
Forza superiore o Piero: Che ti è successo?
Sembri Nosferatu al giro d’Italia, appagato solo di morder cerchioni invece che il collo di avvenenti coetanee?
Piero mi sembra ancor più allucinato di me, riconosco in lui quella voglia di occupare più il silenzio che il cervello di qualcun’altro, mi è familiare come momento.
Io: Non so che dirti Piero, cerco d’ingannare la classifica dei miei problemi rovesciando la cima con il fondo.
Mi dicono che quando son convinti di aver capito tutto della vita, i cantanti d’opera, tirano fuori un si bemolle che poi finisce per anticipare quasi sempre una tragedia inevitabile.
Ti risulta?
Piero è piuttosto scoglionato, essere una forza superiore non è una passeggiata , fissa le mie nuove scarpe piuttosto stupito.
Piero: Che fine hanno fatto le tue vecchie scarpette da ginnastica?
Guardo le mie nuove scarpe da “adulto” con una certa ammirazione, non solo per l’oggetto in sé, ma per il valore che attribuisco al passaggio dalle vecchie scarpe. Sono le mie prime calzature con cui avrei problemi a risolvere una diatriba ai rigori, ma con cui potrei sfidare un gruppo di miliardari a un giro del mondo in almeno ottanta giorni.
Io: Sono entrato in un negozio convinto di comprare un paio di scarpe da skater di quelle grosse, di quelle che ti lessano il piede, che come te le togli c’è un tipo che ti chiede di ratificare il trattato di Kioto. Come le ho messe mi è successo qualcosa: mi sono visto scomparire in mezzo a quelle enormi calzature, non ho pensato come sempre “Chissà dove mi condurranno”, ma: “Che ci faccio ancora qui?”
Sono scappato dal negozio e ho comprato queste, ne vuoi fare una questione?
Piero sembra stanco ed irritato delle mie solite risposte riscaldate, mi guarda come chi sa che sta per chiudere una conversazione.
Piero: Quant’è che ascolto queste tue metafore? Tanto, pure troppo.
Combatti da una vita, come se tutto quello che fai debba essere obbligatoriamente il superamento o il miglioramento di qualcosa, ma almeno ti sei goduto quello che avevi prima, hai pensato quanto fico e discordante fosse avere un paio di scarpe da skater? Non credo, le hai messe tutti questi anni senza volergli bene e ti sei accorto di loro solo quando le hai reputate obsolente, fuori tempo massimo.
È tutto un rito di passaggio per te, sei convinto che bisogna andare sempre avanti, convinto che il progresso sia la medicina per tutti i tuoi mali.
Saresti in grado di cambiare tutti i giorni, non ne ho dubbi, eppure sono convinto che se ti chiedessi di ripetere il medesimo stratagemma che ti fa stare in pace, non ne saresti in grado.
Piero si allontana con le sue Jordan fiammanti, non ha bisogno di ricordare continuamente chi era, riesce ad esserlo tutti i giorni e con una certa eleganza.
Glenpeter
