Nelle puntate precedenti e postcedenti, Giulia lo ha lasciato e ora vive da Nadia.
Lui è convinto che le due si tocchino.
Soprattutto la notte.
Quasi un fotoromanzo
Dramma a puntate in ordine sparso
Puntata n. 6
Un telefono viene fatto squillare.
«Pronto.»
«Pronto.»
«Cosa c’è.»
«Cosa c’è.»
«Cosa vuoi.»
«Niente.»
«Perché mi hai chiamato, allora.»
«Non ti ho chiamato io. Mi hai chiamato tu.»
«No. Io non ti ho chiamato.»
«Ne sei sicura.»
«Ne sono sicura.»
«Bah, che ti devo dire, allora chi ha chiamato.»
«Hai chiamato tu.»
«No.»
«Ma sei cretino, sì che hai chiamato tu.»
«Guarda che ti sbagli.»
«No che non mi sbaglio.»
«Magari t’è partita la telefonata.»
«Non m’è partito un bel niente.»
«Forse è l’inconscio.»
«Ma cosa stai dicendo.»
«Forse dentro di te volevi telefonarmi e non lo sapevi.»
«Non credo proprio.»
«E hai composto il numero senza pensarci. Succede.»
«Ma smettila.»
«Pensaci bene.»
«Proprio no.»
«Sicura.»
«Sicura.»
«Va be’, allora io metto giù, se non hai niente da dirmi.»
«Non ho niente da dirti.»
«Non hai niente da dirmi.»
«No.»
«Ci hai riflettuto bene.»
«Non ce n’è bisogno.»
«Va bene. Allora ti saluto.»
«Ciao.»
«Anche se non ho capito perché mi hai chiamato, se non hai niente da dirmi.»
«Ancora. Io non ti ho chiamato.»
«Dicono tutti così.»
«Tutti chi.»
«Cosa.»
«Cosa che.»
«Volevi dirmi qualcosa.»
«Ma la fai finita.»
«La faccio finita.»
«Ciao.»
«Ciao. Ah.»
«Cosa.»
«Mi sa che sono ancora innamorato.»
«Io invece no.»
«Cosa.»
«Non sono più innamorata.»
«Di chi.»
«Come di chi.»
«Ma di cosa stai parlando.»
«Mi prendi per il culo.»
«Io no.»
«Allora cosa vuoi.»
«Il gatto ha il raffreddore. Cimurro, si dice.»
Una conversazione finisce.
Di minuti ne passano tre.
Di minuti ne passano due.
Una cornetta viene abbassata, una giacca viene indossata, una porta aperta e poi chiusa. Adesso non lo vediamo, lo sguardo, perché l’inquadratura è da dietro, le foto sono scattate che lui corre per strada, lo sguardo non si vede ma è lo stesso sguardo di prima: quello di una persona che si vede che non sta bene. È una persona emotivamente instabile che corre per strada, mentre noi lo seguiamo da dietro e lui corre che pare un matto. Lo è. Gira l’angolo, attraversa la strada, dei clacson vengono suonati e lui niente, continua a correre, prende la parallela, continua a correre, gira a destra e pesta una merda, pazienza, continua a correre e nella corsa incrocia un tipo con il gel nei capelli e la tutina stretta che corre pure lui e corre per un motivo diverso, corre per correre, è uscito di casa con l’idea di correre ma non perché deve andare da qualche parte, no, corre perché gli piace correre, per quanto strano possa sembrare all’altro che adesso l’ha incrociato, e i due si salutano, si conoscono, e Gli si vedono le palle, pensa guardando la di lui tutina stretta, E la destra è più grande della sinistra, e mica di poco. Per un attimo rallenta, come ad aver perso spinta e motivazione, e pensa che se vai a correre con le palle di fuori sei un finocchio, non puoi essere che un finocchio e ti manca pure la simmetria, mentre lui invece è uno che corre come un selvaggio, pensa, senza tutine aderenti, senza palle in rilievo e pure con una merda sotto la scarpa e lo pensa perché oltre che matto, fondamentalmente è una brutta persona, e questi pensieri lo rallentano, lo distraggono. Si ferma un attimo. Forse ha ritrovato la ragione. Il suo sguardo ci lascia una speranza: la foto scattata è quella di uno che potrebbe aver ritrovato la ragione. Ma invece no. È matto. Riparte.
Di minuti ne passano ventuno.
Una corsa viene interrotta.
Un citofono viene suonato.
«Chi è.»
Si sente l’affanno.
E il puzzo di merda.
«Chi è?»
«Comunque scherzavo.»
«Ma sei tu.»
«Sono io.»
«…»
«Comunque scherzavo.»
«Cosa.»
«Quella cosa dei sentimenti, dell’essere ancora innamorato. Scherzavo.»
Fine puntata n. 6
