Insomma c’é questa coppia, nel 1955, ma potrebbe essere posta benissimo nel 2013, non c’è differenza. Abita nei sobborghi benestanti di New York, ma potrebbe essere Pescaiola, Arezzo. Non c’è differenza. Sembra una coppia benestante perfetta ma chiaramente non lo è. Ci sono frustrazioni, meschinità, indifferenze, segreti, bugie, tradimenti, ipocrisie, aborti, falsità, urla, alcool a fiumi, scandali, litigi e riappacificazioni, ma una cosa non c’è, l’amore. Una cosa non c’è: la sincerità. Una cosa non c’è: la fiducia. “…Sua moglie era infelice? Peccato, ma dopotutto erano affari suoi. Anche lui aveva i suoi problemi. Questo modo di pensare deciso, privo di qualsiasi senso di colpa o d’imbarazzo, era nuovo e comodo come il suo completo leggero autunnale…”.
“…Accettare un lavoro irrimediabilmente cretino per dimostrare che era un individuo responsabile, esattamente come qualsiasi altro padre di famiglia, trasferirsi in un bell’appartamento troppo caro per dimostrare la sua fede da uomo maturo nei fondamenti dell’ordine e dell’igiene, avere un altro figlio per dimostrare che il primo non era stato un errore, comprare una casa in campagna perché era l’iniziativa più logica da prendere a questo punto e lui doveva dimostrarsi in grado di prenderla. Dimostrare, dimostrare…”.
Ce n’è anche per lei: “Tutto, in lei, sembrava volutamente inteso a provare, con nuova, pesante enfasi, che essere una massaia piccolo borghese, piena di buon senso, era tutto ciò che avesse mai desiderato, e che tutto ciò che avesse mai desiderato dall’amore era semplicemente un marito che ogni tanto andasse a tagliar l’erba, invece di dormire tutto il giorno.”.
Non sono simpatici i protagonisti, non entri in empatia con loro, anzi; provi quasi repulsione, ti danno fastidio, a volte vorresti insinuarti tra le pagine del libro e prenderli a schiaffi, per farli ragionare; ma temo che questo fastidio nella lettura sia dovuto dal fatto che una o più volte noi siamo stati loro, noi siamo stati aridi e meschini, abbiamo rifiutato la persona che abbiamo accanto solo perché il capirla ci costava fatica.
Ringrazio Yates perché leggendo il suo libro ogni tanto mi sono vergognata di me stessa e di certi sentimenti che ho provato durante la mia vita sociale o amorosa. E ogni tanto fare i conti con noi stessi e le nostre pochezze ci fa bene, altrimenti ci atrofizziamo, oppure, come è scritto nel libro, siamo condannati “…a una morte molto lenta e priva di dolore”.
Dolores
