Sono circa le 20.30, il gruppo ha finito il sound-check ed è seduto a tavola, affamato come un branco di lupi della Majella, alcuni di noi sono già seduti a tavola, forchetta in mano aspettano, le porte della cucina si aprono e ne escono volontari carichi di golosissimi piatti destinati ai palati più o meno raffinati: è ora di cena!
Descritta così può sembrare una scena rilassante, il classico momento in cui la mamma de La casa nella prateria richiama la famiglia a tavola suonando il campanaccio. Tutti i componenti della famiglia lasciano le loro occupazioni e (“Te le sei lavate le mani Antonella?”) si dirigono con calma verso la tavola… bene, basta varcare le porte della cucina per passare da La casa nella prateria a La Casa. Se durante la preparazione della cena la cucina fila liscia e serena, come una fabbrica della Germania dell’Est, al momento di impiattare, per uno strano fenomeno spazio-temporale l’intera stanza si trasforma in uno dei peggiori bar di Caracas; c’è chi prova, con molta difficoltà, a mantenere un Sovietico ordine, ma tutti i tentativi vengono vanificati da una grave sindrome, dal decorso infausto, che esprime tutta la sua virulenza proprio al momento dell’impiattamento: La sindrome della ballerina di Carillon.
Scoperta da una ricercatrice sannita nel 1999, la sindrome della ballerina di Carillon (SBDC) provoca, in chi ne è affetto, bizzarri comportamenti nei momenti in cui il cervello deve organizzare qualsiasi tipo di attività.
Nel nostro caso, al momento di servire le pietanze, vedremo il “sindromato” mettersi al centro della cucina, fare perno con la gamba destra, darsi piccole spinte con il piede sinistro in modo da girare su se stesso, le braccia sono parallele al corpo, i gomiti piegati e le mani aperte con i palmi rivolti in avanti, l’espressione del viso è tesa e il soggetto ripete ossessivamente la frase: “Allora, ora che si fa?” calcando fortemente la “elle”.
Nonostante tutti questi intoppi i piatti arrivano sempre in tavola e artisti e volontari possono iniziare la ricca serata a stomaco pieno, come la sera del 9 novembre quando il nostro circolo ha avuto l’enorme piacere di ospitare la band statunitense dei Why? , quella sera ne sono successe di ogni, la preparazione della cena è stata molto impegnativa ma il concerto ci ha ripagato di tutti gli sbattimenti da rider.
Eccovi una delle ricette preparate proprio per quella sera:
Petto di pollo al Lime e Feta
Ingredienti (per le classiche 4 persone)
600gr di petto di pollo
200gr di feta
2 lime
Olio
1 bicchierino di vodka
Sale
Pepe
Aglio
Tagliare e strisce il petto di pollo, asciugarlo e infarinarlo. Far soffriggere leggermente l’aglio in una padella con l’olio, aggiungere i petti di pollo, far rosolare e sfumare con la vodka.
Nel frattempo tagliate a striscioline finissime le bucce del Lime e spremetene il succo.
Quando la vodka è sfumata aggiungere il succo e le bucce di lime e continuate la cottura.
Quando il pollo è cotto aggiungere la feta sbriciolata, spengere il fuoco e “mantecare”.
Fatto.
Ah! La SBDC si manifesta anche in altri momenti, ma questa è un’altra storia…
Il pollo è piaciuto:
Kaisentlaia
