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Respirare non basta più: IL GRAMELLINO

Glenpeter, l’autore della famosissima “AcquaVite dei Santi”, visibile come sempre in alto a dx sulle pagine del Blog ci invia queste riflessioni dal suo spazio personale - NdB.


Ve la faccio rapida, non mi va di tergiversare sul latte tergiversato.

Massimo Gramellini ci “onora” di ciò:

Un amico racconta che qualche tempo dopo la morte del nonno ha dovuto liberare la cantina del suo appartamento. Tra le altre cose ha trovato uno scatolone pieno di lampadine fulminate. Era accompagnato da un biglietto scritto a mano: «Casomai in futuro inventassero un sistema per ripararle». Dietro certi aneddoti affiora un mondo. Pare di vederlo, quell’uomo, mentre accatasta oggetti inutilizzabili in un angolo della cantina con la speranza segreta che un giorno possano servire ancora: se non più a lui, a qualcuno della sua famiglia. C’è chi interpreterà il gesto del nonno come un rifiuto del consumismo o un afflato di tirchieria. Io al contrario vi sento la fiducia nel futuro. È lei che abbiamo perso, è lei che ci sorride nostalgica da questi quadretti del passato che ammorbidiscono i cuori perché sembrano celare una risposta possibile alle angosce presenti. L’Italia è uscita dalle macerie di una guerra mondiale grazie a persone che ragionavano così. Statisti che inseguivano obiettivi e non sondaggi, imprenditori che rinunciavano agli utili per tradurli in investimenti, banchieri che prestavano denaro senza passare subito all’incasso, famiglie che risparmiavano sui cappotti dei figli ma non sui loro studi. Milioni di appassionati della vita che coniugavano i verbi al futuro, pur sapendo che non lo avrebbero goduto ma soltanto propiziato. A chi, seduto su nuove macerie, si chiede da dove ripartire, mi verrebbe da indicare quello scatolone di lampadine bruciate.

Questo articolo di Gramellini mi ha riportato alla luce l’unica lezione che credo di aver imparato dopo quest’ultima tornata elettorale.

Premetto, ho dato sia alla camera che al senato il mio voto a SEL che, tradotto ai giorni nostri, è uno di quei voti che un tempo si definivano democristiani, compiuto turandosi il naso.

Il risultato elettorale del partito che ho votato è senza ombra di dubbio molto molto deludente, talmente deludente che il segretario di questo partito, nella regione da lui governata, ha ottenuto un modestissimissimissimo 6%, ma abbiamo preferito sottovalutare anche questa volta il dato, edulcorandolo in un ottica di coalizione.

Ed ecco lì che il prode Nichi, invece di fare ammenda, si proponeva come traghettatore verso un partito che gli aveva rubato una larga parte di consensi, senza essersi accorto che era stato lui proprio ad aprirgli la porta di casa.

Ecco, nonostante questo risultato, ho sentito proprio in quell’aria politica, proprio in quell’elettorato lì, pochissima autocritica (inutile?), ma allo stesso tempo tantissima voglia di dare “lezioni di bon ton politico” ai freschi grillini.

Faccio una metafora calcistica proprio per abbassare il livello della discussione: “Ma se voi foste la Juve, accettereste di prendere consigli su come giocare in Champions League dalla Reggina?”

Rispondo io e sarò tollerante: “Credo proprio di no”

Ed ecco l’unica lezione che ho appreso da queste elezioni: il problema del centrosinistra non sono i leader (seppur mediocri), ma sono gli elettori stessi (mediocri quanto loro), me compreso.

E qui voglio ritornare a Gramellini e al suo articolo, tanto evocativo quanto per me irritante.

Ora, non so se Gramellini sia un elettore di centrosinistra (boh così a vederlo direi di sì), ma per me rappresenta perfettamente il problema di cui sopra: l’elettorato di centrosinistra.

Un amico racconta che qualche tempo dopo la morte del nonno ha dovuto liberare la cantina del suo appartamento. Tra le altre cose ha trovato uno scatolone pieno di lampadine fulminate. Era accompagnato da un biglietto scritto a mano: «Casomai in futuro inventassero un sistema per ripararle».

Mi piace sapere che Gramellini interpreta quel messaggio come un cenno di speranza verso il futuro, ma è la speranza di un nonno, che non può e non deve essere la mia di speranza, che io sia un rottamatore o che non lo sia affatto, come credo di essere.

Dietro certi aneddoti affiora un mondo. Pare di vederlo, quell’uomo, mentre accatasta oggetti inutilizzabili in un angolo della cantina con la speranza segreta che un giorno possano servire ancora: se non più a lui, a qualcuno della sua famiglia.

A questo passaggio piuttosto manierista, mancano il bue e l’asinello (sì proprio quello di Arturo Parisi) e siamo tutti, ma è comunque utilissimo per rinverdire la mia tesi sull’elettorato di centrosinistra: c’è in questo passaggio, tutta quella nostra arroganza politica di spiegare il mondo che fu, che è e quello che sarà, anche con una certa sicurezza (pare di vederlo) e lascia pochissimo spazio alle domande incuriosite di chi quella storia la sta effettivamente ascoltando o, nella peggiore delle ipotesi, subendo.

Dietro certi aneddoti affiora un mondo, prima frase, neanche il tempo di capire cosa sto andando a leggere e già praticamente stai parlando dell’origine dell’umanità, la solità umiltà e capacità di farsi capire del centrosinistra .

Nel finale il grande gioco ruffiano che giustifica tutto: la famiglia, come se fosse un esempio di affidabilità, certezza e di senso dei tempi moderni. La difesa della famiglia, vi prego lasciamola agli altri, facciamoci invece noi portatori di dubbi sul suo attuale sistema, rivendicando i diritti di quelle nuove (che poi prorio nuove non sono) tipologie di famiglia che non hanno tutela alcuna. Anche il buon Bossi a modo suo parla di famiglia quando sistema il figlio Trota in consiglio regionale lombardo, mi ci vien da ridere ma è così.

C’è chi interpreterà il gesto del nonno come un rifiuto del consumismo o un afflato di tirchieria. Io al contrario vi sento la fiducia nel futuro. È lei che abbiamo perso, è lei che ci sorride nostalgica da questi quadretti del passato che ammorbidiscono i cuori perché sembrano celare una risposta possibile alle angosce presenti.

Premetto, la prima reazione dopo aver letto questo era quella di dare fuoco a tutta la redazione della Stampa, non me ne vogliano i giovani stagisti lautamente ricompensati, ma è stato un brivido momentaneo, ora sto meglio.

Io, caro Gramellini ti sorprenderò dicendoti che non vivo il fatto che mio nonno non buttava via niente come tirchieria o rifiuto del consumismo, ma come una lezione da noi appresa e da voi persa nell’ingordigia degli anni ’80-90, ti suona la parola “risparmio energetico”?

No perché, magari, nell’arroganza di spiegarmi come “stare” al mondo te la sei persa, ma è una lezione che la mia di generazione sta provando a spiegare alla vostra, con scarsi risultati ahimè, ma facciamo finta di niente, cos’è voglio dire il riscaldamento globale o il sempre valido debito pubblico di fronte a questi quadretti del passato che ammorbidiscono i cuori, sono proprio un cinico del cazzo, scusami Massimo, sei li che smussi gli angoli dell’anima e io ti parlo di debito pubblico,azzz.

Mi dispiace insistere, ma la fiducia nel futuro che tu hai perso, noi non l’abbiamo nemmeno mai avuta e non perchè siamo tutti Emo o perchè alcuni dei nostri “eroimuoiono a 27 anni come se fosse una data di scadenza prestabilita, ma perchè il nostro futuro quando va bene dura 3 mesi e non ci sarebbe niente di male nel cambiare, senonché a quei tre mesi seguono molto spesso altri nove di disoccupazione, a proposito di angosce presenti.

L’Italia è uscita dalle macerie di una guerra mondiale grazie a persone che ragionavano così. Statisti che inseguivano obiettivi e non sondaggi, imprenditori che rinunciavano agli utili per tradurli in investimenti, banchieri che prestavano denaro senza passare subito all’incasso, famiglie che risparmiavano sui cappotti dei figli ma non sui loro studi.

L’Italia è ormai sessant’anni e più che è uscita dalle macerie di una guerra, ma era una porta girevole, lo sapevamo, ma abbiamo preferito comprarci la 500 e forse era pure giusto così, ma erano questi i famosi obiettivi che inseguivano i grandi statisti di cui parli, non ci inventiamo tanta altra poesia, che già è andata bene così.

Sulle banche però mi fai incazzare, se c’è una cosa che è innegabile è la bassissima possibilità dei miei coetanei di accedere ad un qualunque credito, quindi è inutile che parli di scoreggioni imprenditori o banchieri illuminati, non esistono più (ma sono mai esistiti?) e forse se vi foste illuminati un po’ di meno, magari quelle lampadine adesso non sarebbero fulminate.

Massimo-caro, se Dio vuole di “Libro Cuore” c’è n’è già uno, direi che di cappotti negati per far studiare i figli ce ne fossero già abbastanza nella nostra letteratura, non credi?

Milioni di appassionati della vita che coniugavano i verbi al futuro, pur sapendo che non lo avrebbero goduto ma soltanto propiziato. A chi, seduto su nuove macerie, si chiede da dove ripartire, mi verrebbe da indicare quello scatolone di lampadine bruciate.

Mentre leggevo questo ho avuto il forte desiderio di farmi una vasectomia, onde evitare di poter mai generare un altro Massimo Gramellini.

Mi dispiace deluderti, ma quello forse era tuo padre e, se nessuno ha il coraggio di dirlo, te lo dico io: in questo paese siamo in guerra da tempo e sarà una guerra bastarda, perchè vedrà gli ideali dei padri contro le idee dei figli, ma io non starò qui a leggerti, propiziando in un italico pareggio, mi dispiace non lo farò, l’ho fatto per 32 anni e ora mi AVETE PROFONDAMENTE ROTTO IL CAZZO. So che che gli stronzi non hanno età , quindi so benissimo che quello che sta succedendo non è una semplice questione anagrafica, ma ho preferito comunque sottolineare che qualcuno deve farsi da parte.

Se ti rivolgi a me come uno seduto sulle nuove macerie, ti dico solo che la battaglia non è nemmeno iniziata e che capisco la tua fretta di giungere ad una pace, ma io, prima, voglio combattere e se mi chiedi da dove ripartire, credimi, se tu realmente fossi interessato alla MIA di risposta, sappi che non ti piacerà, perchè non ti indicherei quelle tanto fascinose lampadine bruciate, ma ti ricorderei solo l’antica passione con cui ti battevi proprio contro chi quelle lampadine le ha tenute, seppure bruciate. Non ho bisogno che tu costantemente mi ricordi quanto Beppe Grillo vi somigli, è uno di voi, non sicuramente uno dei miei, ma se serve per farvi paura, beh allora vuol dire che qualcosa ce l’avete insegnata.

Se poi vedo alcuni di voi piangere addirittura Chavez (al funerale mancava Magneto e la Strega cattiva) ecco che allora Grillo mi diviene automaticamente l’ennesimo grande statista italiano. Non stare nemmeno ad elencarmi gli errori che ha commesso o che commetterà Matteo Renzi, sappiamo che non è un fenomeno, alla mediocrità ci avete già abituato voi.

E, se non ti sei degnato di leggere la mia frustrazione perché scrivo cose come “m’avete rotto il cazzo” etc., etc., allora vuol dire che stai ancora guardando il dito mentre io sono sulla Luna che cerco di capire se il Principe è veramente Piccolo o si comporta solo da bambino. Ahò, il finale retorico funziona sempre Massimo, te o devo riconosce.

P.S. Mi scuso per l’ennesima versione “degli eventi in corso”, ma vedere gli applausi scroscianti dietro ad un articolo così paraculo mi ha fatto perdere il senno.

Articolo originale qui - NdB