Come al solito siamo in Italia ed insieme all’acqua sporca si butta anche il bambino!
Mi riferisco alla liberalizzazione del diritto d’autore. Dal 20 dicembre non esiste più il monopolio della SIAE per quanto riguarda la tutela del diritto d’autore.
Invece di riformare una istituzione associativa come la SIAE, cercando di imporle trasparenza, di esercitare un reale controllo dei costi di gestione, di verificare che svolga una vera tutela dei diritti di tutti gli associati e non solo di pochi, di obbligarla a investire e sostenere tutte le branche dell’arte e delle professioni con linee di finanziamento dedicate a sostegno della creatività giovanile e della ricerca e sviluppo di ciò che viene definito “extracolto”, si mette in pasto questo delicato argomento (ricordiamoci che il nostro ordinamento in materia di diritto d’autore è tra i migliori del mondo) a chi riuscirà ad organizzarsi in materia, senza però avere la certezza che poi l’”opera dell’ingegno” sia realmente tutelata; tanto se l’associato non è contento del servizio ricevuto, potrà rivolgersi ad altri; il libero mercato garantisce la qualità, appunto, perché, essendoci concorrenza, chi offre il servizio migliore vince! Peccato che il riconoscimento del diritto d’autore non sia il costo della telefonata o dell’assicurazione.
Da organizzatori di eventi e promotori della cultura, quali siamo, rabbrividisco al solo pensare di quanti programmi musicali avremo da gestire, su quante tariffe ci dovremo districare, su chi ci darà informazioni, su chi saranno gli interlocutori e dove dovremo andare per i permessi.
Speriamo che l’applicazione di questa novità non snaturi quello che per noi significa l’opera dell’ingegno e la sua tutela, mettendola sul piano della pura merce che sarà offerta al miglior offerente.
Noi da sognatori quali vogliamo restare, vogliamo continuare a pensare la musica, la letteratura, il cinema, il teatro e tutte le arti in genere come “bene collettivo” e quindi non cedibile al mercato, ma anzi, fruibile da tutti, riconoscendo a chi crea quanto dovuto nella giusta misura.
Grazia Ricci
