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The Twilight Saga - Non ci sono più i vampiri di una volta!

Su “Il Baffo” siamo in vena (ahahah. Basta.) di novità. E’ quindi con estremo compiacimento che vi presentiamo il contributo di una nuovo autrice, Ajabad, che nella sua rubrica “Sguardi sul mondo”, poserà il suo filosofico occhio sulle vicende umane. O meno, in questo caso…Buona lettura e benvenuta ad Ajabad. - NdB.

Lasciamo perdere il fatto che è un film – o meglio, una quadrilogia – per adolescenti. Non è questo che conta. L’aspetto più incredibile della saga di Twilight, giunta al suo quarto e presumibilmente ultimo capitolo, è la trasformazione del personaggio del vampiro – una figura fondamentale per una specifica famiglia di generi letterari: dal gothic romance alla fantascienza, passando da tutte le sfumature dell’horror fino al fantasy.

«Chi non vorrebbe essere un vampiro?» potrebbe essere il sottotitolo perfetto per Twilight, se consideriamo l’interpretazione assolutamente positiva di questa creatura che emerge dalla storia. I vampiri sono giovani, bellissimi, innamorati, non hanno un problema materiale che sia uno, e soprattutto vivono in eterno – felici e contenti. Da vampiri non si invecchia, non ci si ammala né si soffre e – con qualche precauzione – si può evitare anche la morte. Splendido! Quando poi questa esistenza idilliaca è turbata, ci troviamo comunque di fronte ad una visione eroica del mondo, sorretta da una solida filosofia della storia incentrata sull’idea di progresso come non se ne vedevano dalla prima metà dell’Ottocento. In altri termini: quando ci sono dei problemi, questi danno comunque l’occasione ai protagonisti per tirar fuori il meglio di sé: valori come coraggio, spirito di sacrificio, dedizione, fedeltà animano i vampiri nei momenti di crisi, e in ogni scontro contro “il male” è data anche l’opportunità di ascendere all’auto-perfezionamento, amplificando la propria forza e i loro stupefacenti poteri.

E ancora: vampiri vegetariani e pacifisti: non più una minaccia per gli uomini, come ci aveva insegnato finora la tradizione letteraria, i vampiri di Twilight hanno imparato a sedare la propria sete di sangue umano, accontentandosi di andare a caccia di animali (e per essere ancora più politically correct, sempre meglio scegliere un “cattivo” carnivoro come un puma che un “povero” erbivoro della famiglia di Bambi). Insomma, dimenticate il conte Dracula che morde le donne sul collo per trasformarle nelle proprie schiave-prostitute, come ci ha mostrato Francis Ford Coppola. Certo, l’amore trabocca da ogni dove in Twilight, ma ha una tonalità decisamente adolescenziale: puro e passionale al tempo stesso, erotico ma che prevede il sesso solo dopo il matrimonio, l’amore qui può spingersi al massimo della rivoluzione – un vampiro che ama un’umana! – per conciliarla poi con un romanticismo ben più tradizionalista. E in fondo c’è da capirli: i vampiri hanno centinaia di anni, e in genere si portano dietro delle immagini del mondo piuttosto datate. Insomma, di rock ci sono solo i vestiti e le acconciature, ma scordatevi il sesso e la droga. Come a dire che gli autori di Twilight, con i vampiri della famiglia Cullen, hanno compiuto il miracolo: conciliare il superomismo più spinto con l’ascetismo monacale, l’immanenza di una filosofia vitalistica con la trascendenza di un sistema di valori manicheo, l’esaltazione della potenza vitale con la riaffermazione di un sano rigorismo morale. I vampiri di Twilight leggono nel pensiero, corrono velocissimi e si librano nel cielo, hanno una forza portentosa e conoscono magie stupefacenti, ma al tempo stesso praticano l’autodisciplina più ferrea, sanno contenere i propri impulsi violenti o egoistici, e soprattutto, alla fine, nel mondo dei vampiri le buone ragioni prevalgono sulla violenza e la crudeltà – come insegna la vicenda dei Cullen contro i Volturi (!). E ancora: l’esaltazione di un comunitarismo tribale convive in Twilight con un modello di società così aperta da accettare l’alterità più totale – quella tra umani, vampiri e licantropi – e promuovere la pace tra nemici eterni.

Insomma, non c’è più nulla di maledetto nel vampiro, né troviamo traccia del fatto che questa creatura sarebbe nata, come Lucifero, da un atto di ribellione contro Dio, e che proprio da questo gesto “contro natura” avrebbe acquisito i suoi poteri sovraumani. I vampiri di Twilight hanno fatto pace con l’ordine del mondo: non litigano con Dio, ma si preoccupano solo dei loro affari interni, cercando di vivere al meglio la loro vita eterna in questo mondo. Siamo arrivati così a un giro di boa.

Quando il gothic romance creò la figura del vampiro, insieme a quelle di altri mostri famosi, la fuga dalla realtà che i suo autori promuovevano incarnava in sé una critica profonda alla vera realtà sociale in cui essi vivevano e alle sue immagini del mondo – un attacco all’ordine costituito del mondo di allora condotto attraverso figure immaginarie, elementi “perturbanti” cui era affidato il compito di inquietare la rappresentazione condivisa della condizione umana. Una critica della realtà attraverso una fuga dalla realtà.

Oggi, il vampiro incarna i sogni di questa realtà: non più creatura maledetta, che contesta il mondo così com’è, ma un essere che si muove benissimo dentro le logiche del mondo, perché ha acquisito una padronanza pressoché completa su di sé, senza peraltro pagare alcun dazio e senza cambiare la realtà di una virgola. I vampiri non sono più l’altro da noi, uno specchio deformante che doveva problematizzare il nostro io e il nostro mondo: i vampiri siamo soltanto noi, ma al nostro meglio. Per come “il meglio” è immaginato qui ed ora: bellezza, felicità, amore, liberazione dalla morte e dal dolore, infarciti con un pizzico di eroismo, un po’ di pacifismo low cost, e con la convinzione di essere sempre nel giusto. Addio mostri! Oggi i vampiri sono una storia rassicurante, per raccontare ai nostri ragazzi – ma anche a noi stessi – che qui tutto va bene, e domani andrà ancora meglio.

 

Ajabad