Quando si parla della crisi in cui versa il cinema italiano da quasi trent’anni si sente spesso dire che l’unica speranza di avviare un ricambio generazionale e uscire da questo pantano è supportare il cinema indipendente. Peccato però che il cinema indipendente rimanga per la maggior parte degli spettatori una bestia sconosciuta, quasi leggendaria, di cui si parla molto ma se ne vede poco; cosa per niente strana se ci si rende conto delle mille difficoltà che comporta produrre e distribuire un film al di fuori degli (ormai angusti) circuiti mainstream nostrani. Difficoltà che confinano questo cinema nel suo sottobosco, sottraendolo così allo sguardo di una platea di potenziali spettatori che è molto più ampia di quello che generalmente si crede. Anche in questo campo abbondano prodotti mediocri e pretenziosi, ma a scavare bene si possono trovare pellicole meritevoli e coraggiose come Bumba Atomika. Il film di Michele Senesi e della sua PALONEROfilm è una volta tanto una produzione indipendente che ti non lascia quella sensazione di potenzialità inespresse, del tipo “lo studente è bravo ma non si applica”, anzi, Bumba Atomika coinvolge e diverte ed è indipendente fino al midollo.
Prima di passare a parlare del film in sé è interessante analizzare il contesto in cui è stato prodotto: realizzato nell’arco di tre anni (dal 2006 al 2008) con un budget ridottissimo e mezzi limitati(è praticamente autoprodotto), il film ha destato grande curiosità nei forum dedicati al cinema di genere grazie ad un sapiente uso del web e ad una serie di trovate che hanno mantenuto alta l’attenzione sul progetto: finte aste online di cadaveri, un blog della produzione sempre aggiornato e un costante dialogo con la comunità di registi e video maker che ha portato alla regia di una decina di microspot per il film ancor prima che dell’inizio delle riprese. Una volta terminato, il film ha girato numerosi festival in Italia (dove ha avuto la sua prima ufficiale al Future Film Festival di Bologna) e all’estero. Allo stesso tempo i realizzatori stanno portando il film “in tour” per locali, cineclub, centri sociali e più in generale dovunque ci sia qualcuno disposto a proiettarlo. Ci troviamo di fronte a un prodotto indipendente al 100%, pensato, realizzato e distribuito secondo i dettami del buon vecchio DIY , all’insegna di un approccio scanzonato e provocatorio che inevitabilmente si riflette anche sul prodotto finito. Ma adesso passiamo a parlare del film vero e proprio.
I protagonisti di Bumba Atomika sono quattro ventenni che vivono in una cittadina delle Marche: Luca (Davide Rotondo), fissato con i serial killer; Camillo (Giovanni Salici), ex detenuto, succube di una ricca zia e preda di visioni mistiche; Cin Cin (Francesco Massaccesi), ragazzo di buona famiglia, iperprotettivo nei confronti dell’amata sorella e infine Berna B. (Erika Ferranti), l’unica ragazza del gruppo, una nerd alienata ossessionata da internet e videogiochi. A fare da collante di questo gruppo di casi umani c’è un’unica, grande passione: l’Alcool. Purtroppo i soldi non bastano mai e i quattro sono alla ricerca di una fonte sicura di entrate per finanziare la loro passione etilica. L’occasione giusta si presenta quando la zia di Camillo muore accidentalmente e i quattro si trovano costretti a dover far sparire il corpo per evitare guai all’amico: grazie ad una trovata di Berna B. i ragazzi scoprono che in rete si possono trovare decine di potenziali acquirenti di cadaveri. E ci si possono fare un sacco di soldi. Così i nostri eroi si imbarcano in questo nuovo e macabro business. Mostrando una spiccata mentalità imprenditoriale, passano in poco tempo dallo scoperchiare tombe all’omicidio vero e proprio, in modo da avere cadaveri sempre più freschi e aumentare così i margini di profitto. Se i protagonisti sono fuori di testa, i loro clienti non sono da meno: una coppia di gemelli siamesi che usa cadaveri al posto dei manichini nei crash test, un partigiano impazzito che li usa per il tiro a segno e una necrofila che, beh… potete immaginarvelo da soli.
A complicare la situazione ci si mette pure un serial killer che da mesi terrorizza i dintorni di Macerata, in competizione con il gruppetto per il titolo di assassino seriale più prolifico della storia.
Un idea del genere poteva risolversi in un banale splatter casereccio, Senesi invece sceglie di cimentarsi in un goliardico e disordinato gioco di contaminazione tra generi. Se volessimo per forza etichettare Bumba Atomika lo si potrebbe definire una commedia nera, ma questa definizione sarebbe fuorviante visto il gran numero di suggestioni e influenze che vanno dai videogiochi a certo cinema dell’estremo oriente (in particolare quello di Hong Kong, con un sentito omaggio a Tsui Hark nel finale) fino alla commedia all’italiana (con una sarcastica satira della provincia e della sua mentalità). Ma tutto questo meticciato culturale per fortuna non si traduce in uno sterile gioco delle citazioni anzi, penso che il film sia godibile appieno anche senza sapere cosa sia un CATIII o il V-cinema giapponese.
La stessa tendenza all’ibridazione si trova nella messa in scena e nella regia, dove la povertà di mezzi non viene mascherata, ma anzi, diventa un opportunità per sperimentare nuove soluzioni e combinare diversi linguaggi: inserti animati, split screen, un uso del vecchio trasparente hollywoodiano al limite del demenziale, luci innaturali e tante altre chicche che non voglio svelare per non togliervi il divertimento. Il tutto è girato con un digitale “sporco”, distante anni luce dal patinato HD tanto in voga di questi tempi, una scelta che sulla carta mi aveva destato perplessità ma che alla prova dei fatti risulta coerente e ben integrata con il resto del film.
Un altra parte importante del film è rappresentata dalla musica. La colonna sonora costituita in gran parte da pezzi della storica band marchigiana dei Kurnalcool, profeti del vì metal e autori del brano che dà il titolo al film, è stata premiata al South African Horrorfest di Città del Capo.
Bumba Atomika non è un film perfetto o formalmente elegante, ma probabilmente neppure ambisce ad esserlo. È però un tentativo coraggioso di fare del cinema diverso, chiassoso e in certo senso anche sovversivo. Ma più semplicemente Bumba Atomika è puro e scanzonato divertimento, da guardare a tarda notte con amici e birra (o meglio, vino). Perché Bumba Atomika è dannatamente divertente e in un panorama desolato come quello attuale non è roba da poco.
Nei tre anni trascorsi da Bumba Atomika, Senesi e la sua PALONEROfilm non sono stati a girarsi i pollici: in collaborazione con altre realtà indipendenti italiane come I Licaoni, Rubaffetto Entertainment e Krakatoa Ink, hanno quasi terminato il nuovo lungometraggio di Federico Sfascia, I REC U, che vede la partecipazione di Terry Gilliam in veste di guest-star. Per quanto riguarda i progetti più personali Senesi sta lavorando al suo nuovo cortometraggio da regista Ricordi-Somato, tratto da un racconto dell’autrice giapponese Kurimoto Karou. Spero di poter tornare a parlare al più presto dei loro lavori su queste pagine.
Francesco
sito ufficiale: Bumba Atomika
QUI e qui, invece, un simpatico esempio del viral marketing approntato per l’uscita del film
