Sette giorni, sette brani. Settimana è il secondo album pubblicato da Michele Camorani (La Quiete, Raein e mille altre band), in arte Havah. Un disco che puzza di new wave e dark da lontano un miglio, eppure ancora ancora terribilmente pop ed orecchiabile. Ed è assurdo come, nonostante l’urgenza del male di vivere, la tragicità dell’incomunicabilità e la malinconia quotidiana siano i punti cardine del disco, i ritornelli siano così facili, di quelli che ti entrano in testa e non se ne escono più. Forse è proprio questo il punto di forza di questo disco: ricordare, con frasi e tematiche piuttosto comuni (comuni, non banali) la disperazione fatta gesto meccanico, quotidiano, ripetitivo: i sette stralci di vita presentati ritraggono un immaginario piuttosto autentico, crudo, accompagnato da una melodia scarna, ridotta all’osso e imbottita di rimandi anni ottanta e anni duemila. Se prima Havah era etichettato come “il Blank Dogs italiano”, adesso azzarderei un paragone, forse eccessivo (ma nemmeno troppo), a certi Cure o I Love You But I HAve Chosen Darnkess, o agli Interpol. O più precisamente, ad un mix di questi tre, arricchiti dal background punk e post punk del suddetto, a formare un meltin’ pot trasversale che mette tutti d’accordo, strizzando l’occhio al darkettone e all’indierocker.
In definitiva è un album breve, ma intenso, ben scritto e apprezzabile da chiunque abbia voglia di dedicargli una mezz’ora scarsa. Alcuni dei brani presentano inoltre un “featuring” di Jacopo, cantante e penna dei Fine Before You Came, che ha collaborato alla stesura di alcuni dei testi, a quattro mani con Havah. In qualche modo si sente, e fa piacere sapere che amici, musicisti ed artisti affini collaborino quotidianamente, spesso a nostra insaputa, per la realizzazione di piccole gemme come questa.
Streaming completo qui.
