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Quando la giornata della memoria diventa la giornata dell’alzheimer - 2 - Resa dei conti a tarallucci e vino e politica estera

Immagine da un periodico dei primi del secolo

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In quel momento uno di questi personaggi, funzionario del Ministero degli Esteri, nel dopoguerra, non casualmente, diventa Presidente della RAI dal 1964 al 1968.
Anche il fatto che queste persone non siano state mandate via ha reso possibile che con l’avvento della televisione non passasse un messaggio chiaro agli italiani su quello che è stato veramente il fascismo… Sto dicendo esattamente che non è casuale che un personaggio che è stato centrale nella politica mussoliniana all’interno del Ministero degli Esteri te lo ritrovi dietro i palinsesti della RAI.

Chi sarebbe?

Si tratta del diplomatico e ambasciatore Pietro Quaroni. Come ambasciatore ebbe un ruolo certamente moderato all’interno della diplomazia mussoliniana (anche per le tradizionali cautele del “ceto” degli ambasciatori nei confronti delle pose estremiste e roboanti di Mussolini), anche se le sue pubblicazioni coeve al fascismo relative a geopolitica e politica estera non possono essere ricordate per moderazione e piuttosto vanno iscritte nel solco della più tipica intransigenza comunicativa fascista. Questo personaggio, che farà parte del partito liberale nel dopoguerra, è uno dei vari esempi di questa strategia. Una strategia che in parte è voluta, in parte è anche frutto di disinvolte rimozioni. Perché dobbiamo partire dal presupposto che in larga misura questo paese è stato, se non fascista, fascistizzato.

Questo significa che avresti dovuto fare i conti in ogni settore del paese con un quantitativo di collaborazioni con il fascismo che avrebbero, lo sostengono in tanti, anche in Germania per esempio, reso impraticabile la ricostruzione nel dopoguerra. Qui sta la sensibilità di storici che in anni recenti hanno cominciato a indagare professione per professione quello che si è fatto e quello che si sarebbe potuto fare, senza abbattere magari l’intera classe intellettuale.

Un caso eclatante e particolarmente bello anche se purtroppo riguarda solo la Germania e non l’Italia, come spesso succede, è il caso del Professor Gustavus Schminck. Docente universitario di Brema, giurista, che in anni recentissimi ha fatto un’inchiesta, purtroppo consultabile solo su pubblicazioni in lingua tedesca, riguardo a quei magistrati che nel sistema di potere nazista hanno giudicato, in virtù del codice penale allora vigente, dissidenti e persone appartenenti a settori di contestazione della società tedesca nazificata.

Questi giudici, dopo essere stati responsabili di condanne, in determinati casi estremamente disinvolte e addirittura eccedenti quelle previste dal codice, nel dopoguerra non sono stati quasi mai allontanati dagli incarichi; nel caso in cui sono stati processati, dalla loro posizione sono stati stralciati aspetti gravi ed essenziali. Si ha quindi un occhio di riguardo evidente, perché il nuovo organo giudicante, il nuovo tribunale della Germania Occidentale è composto da giudici che spesso, non è paradossale se ci pensate bene, ma è sostanziale alla struttura dello Stato, sono allievi diretti (dal punto di vista accademico) degli stessi magistrati che vanno a giudicare. Magistrati che si sono macchiati di colpe gravissime vengono amnistiati o assolti in diversi casi perché coloro che li giudicano nel dopoguerra sono riverenti nei confronti della loro posizione scientifico-accademica.
Questo dimostra che anche in Germania, dove i conti col nazismo si sono fatti di più, non è tutto rose e fiori. Ovviamente è anche vero che le responsabilità internazionali della Germania sono in certi casi molto più rilevanti di quelle italiane.

Pensiamo ad esempio al caso estremamente complesso delle leggi che sono state emanate negli ultimi anni come compensazione per le vittime di resa in schiavitù con la deportazione e sfruttate a fini di lavoro per due/tre anni. Noi siamo abituati a pensare all’ebreo o al deportato che finisce in un lager dell’Est per una pratica di sterminio oppure di internamento, che porta anche allo sfruttamento del lavoro. Esistono casi eclatanti che riguardano non soltanto l’Italia, ma anche la prassi di occupazione che ad esempio viene fatta in Francia.
La punizione principale nei confronti di chi resiste in Francia all’occupazione tedesca è la deportazione a fini di lavoro. Fra i soli cittadini francesi, sono più di 2 milioni coloro che vengono deportati e utilizzati dalle industrie tedesche per finalità di produzione a costo zero. Dalla complessità di quest’operazione (poi cambiamo discorso, torniamo al caso italiano) deriva che le leggi di compensazione vengono fatte con criteri molto pasticciati, perché comunque è difficile arrivare a distanza di decenni a garantire che sia fatta giustizia.

Per ultimi anni cosa intendi?

Sto parlando di una tendenza che si presenta dalla fine degli anni novanta alla fine degli anni duemila. Pensate al paradosso di questo concetto: ci sono casi di persone che non riescono, per cavilli o meno, a esser risarcite, gente che è stata internata due anni, ma questo non gli viene riconosciuto perché non ci sono pezze d’appoggio documentarie, perché, ad esempio, non risultano nello schedario della AEG o della Siemens che sfruttavano i lavoratori in quel campo di concentramento.
Al di là di tutto è l’aspetto morale che conta: la società tedesca è stata talmente tanto collusa col sistema di potere nazista che gli schiavi lavoratori, i servi, erano visibili dappertutto al punto tale che perfino le parrocchie si facevano dare degli schiavi per curare il giardinaggio.

Tornando al caso italiano, perché si rischia di andare troppo in là in queste cose, la condizione della resa dei conti nei confronti del passato fascista in Italia parte dal presupposto che è molto difficile nel nostro paese, a maggior ragione quanto più ci distanziamo dall’epoca fascista.

A livello di opinione pubblica, manca una visione per arrivare a denunciare la gravità del comportamenti e dell’etica fascista, in conseguenza della quale gli individui scelgono se collaborare o meno. Il punto è “Se io sono un professore universitario dell’Università di Firenze e, senza essere costretto da nessuno, decido, per fare carriera, per essere sotto i riflettori, per soddisfare il mio senso di protagonismo… per la mia ambizione, questo forse è forse l’aspetto più giusto, io decido di seguire pedissequamente la propaganda fascista, che tende a demolire le democrazie occidentali, e su questa baso corsi universitari”. È quello che accade a Scienze Politiche, per esempio, in cui si spiegano sistematicamente agli studenti i diritti italiani di revisione dei trattati, la politica fascista di messa in discussione della Società delle Nazioni, degli organi che cercano di stabilire una riduzione degli armamenti eccetera eccetera.

Come faccio, io, a condannare l’operato di questa persona se la società italiana non è consapevole del fatto che il fascismo è stato il principale responsabile della destabilizzazione politica e diplomatica del mondo?

Anche più del nazismo?

La Germania, come prende il potere Hitler nel ’33, esce subito dalla Società delle Nazioni. L’Italia ci rimane dentro dal ’22 fino al ’37, periodo durante il quale la sua politica è rivolta al suo affossamento. Ginevra rappresenta il principale elemento di antitesi del fascismo, perché Ginevra significa Inghilterra, Francia, democrazia, collegialità. Ogni stato ha pari dignità e pari possibilità di esprimersi. Sarà concepibile per l’Italia mussoliniana, che vuol essere imperiale e che aggredisce l’Etiopia, ammettere a Ginevra l’Etiopia come membro che ha lo stesso diritto di parola?

Il Negus si presenta a Ginevra con gli stessi diritti di Mussolini, mentre questi fa una politica in cui cerca di spiegare che noi conquistiamo l’Etiopia perché è una nazione di schiavisti arretrati e di quattro beduini. Questo è il concetto. Quindi l’Italia, da un punto di vista filosofico e diplomatico, rappresenta il principale elemento di distruzione degli equilibri post-bellici. Questo non significa che le democrazie occidentali non abbiano avuto responsabilità nella gestione dei rapporti con i fascismi. In altri casi la miopia è stata tale da cercare in base ai governi, in Inghilterra e in Francia, di venire a patti, di fare accordi. Mi viene in mente il biennio ’34/’35: uno degli elementi più drammatici, i patti Mussolini-Laval, in conseguenza dei quali si arriva quasi a dare all’Etiopia la forma di merce di scambio: io ti consento mano libera in Etiopia se tu rinunci alla pressione che stai facendo da decenni sulla Tunisia, per non parlare delle altre concessioni fatte ai fascismi dalle democrazie occidentali, in certi casi anche in chiave antisovietica.
La cosa che non dobbiamo dimenticare è che è un ragionamento fascista quello del dire “anche gli occidentali sono stati, nei confronti del mondo coloniale, particolarmente rapaci” .

Questo è un discorso che fa Galeazzo Ciano, che fa Mussolini, e sentirlo fare oggi è la dimostrazione lampante di quanto l’italia ha introiettato culturalmente tutta una serie di elementi della propaganda fascista. Sono gli stessi elementi che portano al vittimismo fascista nel dire tutti hanno le colonie, noi no” “Gli Inglesi e i Francesi vogliono imporci sanzioni economiche e ci trattano male da un punto di vista diplomatico perché loro difendono i loro privilegi. Noi siamo gli ultimi arrivati e non ci concedete nulla, nessuno spazio, nessun posto al sole…

Ci sono anche insospettabili intellettuali che sostengono i fascismi. Lovecraft , Bernard Shaw…

È paradossale, ma non un dettaglio, dover ribadire un concetto che dovrebbe sembrare ovvio: il fatto che in Italia e in Germania esistano fascismi, e quindi movimenti autoritari così strutturati e attivi sulla scena interna e internazionale, non ci deve far dimenticare il fatto che paesi democratici come la Francia, l’Inghilterra, gli Stati Uniti, hanno avuto al loro interno stagioni dichiaratamente autoritarie, conservatrici in una maniera estremamente pronunciata. Non sto parlando del Partito Fascista Inglese, diretto da Ian Mosley (sì, padre di QUEL Mosley – NdB), sovvenzionato da Mussolini per alcuni anni e poi nazificato (all’interno della tollerante democrazia inglese ci sono anche questi meccanismi). Il problema è che al di là di un movimento che si è estinto presto, come quello fascista inglese, esistono movimenti fortemente ultraconservatori presenti in parlamento. Lord Rothermere è uno dei personaggi che ha in mano buona parte dei giornali conservatori inglesi, come il Daily Mail. Questo è un personaggio centrale come parlamentare, favorevole ad una politica di riappacificazione (appeasement) con Hitler e membro di una congregazione di figure che controlla larghi settori del potere finanziario e che gestisce gran parte dell’informazione. Un personaggio come Dino Grandi, ambasciatore a Londra dal ’32 al ’38, intrattiene con la destra inglese un rapporto estremamente proficuo di sdoganamento del fascismo, di vendita di un’immagine fascista positiva in Inghilterra. Questo dovrebbe farci ricordare, per esempio, il ruolo che hanno avuto le organizzazioni fasciste all’estero, quanto Mussolini le ha finanziate e, attraverso la presenza degli emigranti, quanto hanno rappresentato un’elemento di tenuta dell’immagine dell’Italia all’estero.

Riprendiamo fiato, in attesa della terza parte (sì, ce n’è una terza, quindi?)

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